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Voyage au Brésil

“Alguma coisa està fora da ordem, fora da nova ordem mundial”

 

Il senso di un'esperienza si svela a volte lungo lo scorrere dei giorni, nella distanza del ricordo dove si scoprono le tracce più profonde depositatesi nelle zone più nascoste e sottili del nostro essere. Quest'estate ho partecipato ad un viaggio in Brasile. Per un mese ci siamo spostati tra San Paolo, Rio de Janeiro, Salvador de Bahia tracciando una rete di incontri, spaesamenti, immagini, sapori, musiche. I volti. Il loro apparirci immediato carico di curiosità, distanza, accoglienza, sorriso e spontaneità. Gli occhi profondi di un paese la cui storia è segnata dal dolore della schiavitù e dalle umiliazioni della povertà, ma anche da un'incontenibile energia, desiderio di lotta e di cambiamento, da un'allegria malinconica che odora di spazi immensi e del caos delle strade di megalopoli sovraffollate e favelas arroccate percorse da un'umanità straripante, dalla musica e dal rincorrersi di meninos che confondono innocenza e crudeltà, allegria e disperazione inseguendo un aquilone o un pallone fatto di stracci. E noi, col nostro desiderio di diversità e bellezza, di conoscenza che porta con sé ricchezza e senso di colpa per un essere lì fugace e tutto sommato inutile. Inutile e prezioso al tempo stesso. Mi sono caricato di immagini, di amicizie appena abbozzate, di affezioni rapide che ti fanno sentire a casa dall'altra parte del mondo, di un inestinguibile desiderio di ritorno, di quella “presenza di un'assenza” che chiamano saudade, che si mescola ai ritmi del forro e della capoeira, ai volti splendidi dei contadini sem terra che ci hanno accolto nelle loro piccole case, mostrandoci fieri la loro lotta, i loro campi, la manioca, il cacao, il caffè, i loro frutti sconosciuti e il loro sapore acre di lavoro e di gioia dell'amare la terra e del coltivarla. Ho cercato di catturare e di raccontare il nostro viaggio attraverso l'obbiettivo della mia macchina fotografica e attraverso quei piccoli miracoli che chiamiamo fotografie. Ho cercato di catturare almeno in parte la bellezza, l'innocenza, il dolore scavato nelle rughe di un volto, il rincorrersi dei bambini e il grido di paesaggi indomabili e maestosi. La dignità e la fierezza della povertà. Il divertimento, l'ironia, la stanchezza, lo spaesamento che ogni viaggio porta con sé. Soprattutto quello che le parole non possono esprimere. Nei prossimi giorni condividerò in questo spazio alcune di queste immagini e cercherò di spiegare e raccontare l'esperienza con l'MST, il movimento dei contadini senza terra del Brasile, ma anche altri aspetti di questa nazione molteplice ed infinita, come tutte le nazioni, come tutte le storie, come tutti gli amori.

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