Gli anni novanta hanno rappresentato l'apogeo di un modello spaziale dovuto all'emergere di un capitalismo immateriale, finanziario, legato allo sviluppo della rete e delle nuove tecnologie della comunicazione e dei trasporti. Allo sviluppo di questo tipo di capitalismo, il neoliberismo, sono corrisposte delle nuove pratiche di relazione tra soggetti. A flussi di capitale sono corrisposti, anche se in modo molto più problematico, flussi umani, flussi di idee, di pratiche, in alcuni casi repressi e minacciati, come nel caso dei migranti, in altri casi favoriti dal sistema stesso. Mi riferisco ad esempio agli scambi tra studenti, tra lavoratori tra paesi europei e non solo.
Questi flussi hanno reso possibile la costituzione di nuove soggettività disincarnate dallo spazio nel quale sono venute ad essere, e alla costruzione di soggettività nomadi. I soggetti si sono trovati all'interno di quelli che gli antropologi definiscono sradicamento esperenziale.
Si tratta di quel momento in cui gli etnologi nel caso particolare, si vengono a trovare in un contesto totalmente differente da quello in cui erano abituati a vivere e sulla quale si definiva il loro concetto di identità e di similitudine. Nell'epoca della globalizzazione e della costruzione dell'Europa, con la crisi dello Stato nazionale e dei suoi modelli identitari, gli anni novanta hanno visto l'esplosione della costituzione di soggettività nomadi. Si tratta di soggettività che hanno fatto esperienza di più campi, che hanno costruito la propria soggettività sulla base di incontri legati ad esperienze di viaggio, di detournement continuo dei codici ereditati dal proprio sistema di riferimento e di ibridazione creativa e ricostitutiva con altri contesti di significato e altre forme di vita.
L'Europa ha rappresentato, per molti punti di vista, il luogo privilegiato di uno spaesamento, orientato alla costruzione di una identità europea, il luogo di una deterritorializzazione in vista di una nuova riterritorializzazione.
Il processo di costituzione della cittadinanza europea è però entrato in crisi attaccato da più parti.
Non solo è stato minacciato il processo di costruzione dell'Europa, quello che viene messo in discussione è tutto il criterio di verità che ha finito per coincidere con l'ideologia dell'ultima fase del capitalismo: il postmodernismo (Jameson).
Il modello postmoderno della costruzione delle soggettività ibride è entrato in crisi e da più parti sono riemerse forme di identità forte. Le teorie postmoderne avevano avuto una avvisaglia quando Khomeini aveva lanciato la sua fatwa contro Salman Rushdie per avere pubblicato un libro blasfemo sull'Islam.
In quell'atto emergeva per la prima volta la definizione di alcuni scogli al libero flusso di pensieri e.di significati prodotti dal postmodernismo. Ovvero, il postmodernismo andava a scontrarsi con modelli identitari forti, come quello islamico, e con strutture di potere intenzionate a difenderla.
Ma era solo un pre-allarme che è esploso solo venti anni più tardi, quando da ogni parte il postmodernismo è stato attaccato di relativismo e ostracizzato dalla nuova inquisizione del nuovo ordine mondiale. Da più parti riemergevano i fondamentalismi, quello dell'Islam, i nuovi nazionalismi, nuovi affermazioni etniche, il fondamentalismo degli Stati uniti d'America, con il suo paradossale mix di protestantesimo e materialismo. Tutti questi sistemi di riferimento facevano dell'identità un corpo immobile nel tempo da difendere dagli attacchi del relativismo.
In alcuni casi si è dovuto addirittura riesumare veri e propri cadaveri della modernità.
E' paradossale, ad esempio, che nel 2000 uscisse in Francia un testo di Gilles Kepel, uno dei più importanti studiosi del mondo arabo, dal titolo Jihad, Ascesa e declino del fondamentalismo islamico.
Kepel non poteva immaginare che il fondamentalismo islamico, e con esso tutte le altre strutture di identità forte sarebbero state riesumate e rinvigorite da strutture di potere intenzionate a mantenere il loro potere richiamandosi a quelle identità e facendo appello a nuove guerre sante.
Lo scontro di civiltà è una macchina estremamente efficiente per rinvigorire una economia in declino come quella dell'Occidente, minacciata da un modello produttivo e di disciplina molto più efficiente come quello della Cina, e per difendere interessi minacciati dalla conversione energetica, come quelli del petrolio e delle armi.
Per ciò che riguarda l'Europa, il punto di crisi è rappresentato probabilmente dal dibattito sull'entrata della Turchia nell'Unione Europea e le insistenze della Chiesa sulla affermazione di una identità cristiana europea.
Oggi in Italia, gli antirelativisti come Marcello Pera presentano al Papa un indice dei laicisti, una sorta di versione cattolica della fatwa. Solo pochi giorni fa in Inghilterra, il laburista Blair, in una incredibile operazione di chirurgia politica, ha dichiarato la sua fede cattolica e il suo continuo riferimento a Dio nella decisione di mandare gli inglesi a morire in Irak. E la pubblicazione delle vignette in Danimarca ha rappresentato una occasione per tutti i nuovi modelli identitari di riaffermare la loro identità contro quella degli altri, ma anche di mostrare i loro interessi in comune: Il sacro non si tocca. Dove con la parola sacro si intendono tante cose tutte diverse le une dalle altre e spesso in contrasto tra di loro. Ed ecco che allora si mostra la necessità di sezionare antropologicamente il concetto di sacro e di sacertà. Il sacro nasce primariamente come lo spazio dell'incomprensibile, del mistero.
Da sempre la relazione con il mistero è stata affidata ad alcune figure, lo sciamano, il re, capaci di confrontarsi e di entrare in relazione con questo spazio. Il sacro ha finito così per rappresentare una separazione tra chi conosce e chi non conosce e ha offerto la giustificazione perchè questi ultimi cedessero la loro sovranità a chi possedeva questo sapere esoterico. E' la dinamica del sapere/ potere, individuato da Foucault. Il sacro è stato simbolizzato da oggetti, il Graal ad esempio. Accedere ai segreti rendeva necessarie iniziazioni, pratiche di disciplina e di autodisciplinamento, di fedeltà. I pope, i mullah, i grandi maestri, i capi tribù incarnavano e incarnano quella conoscenza superiore che parla della vita e della morte.
E' sulla base del sacro dunque che si è autorizzata la sovranità di alcuni individui su altri.
Con la secolarizzazione la sovranità si è svincolata dai poteri esoterici ed è sempre più stata incarnata da una nuova sacralità, la scienza. Scienza e ragione divennero le basi sulle quali definire il modo in cui si doveva strutturare il potere. Hobbes, Bodin e Locke seminarono nuovamente il territorio che Machiavelli con tanta cura aveva calpestato e mostrato in tutta la sua cruda materialità.
Oggi il tutto è imbevuto da un nuovo regime di verità rappresentato dall'efficienza economica. La sovranità dello Stato è legata al fatto che esso rappresenta un ordine razionale capace di produrre efficienza economica. Il sacro non è stato eliminato, è solo diventato materialista.
Ad ogni modo esso rappresenta innanzitutto il luogo in cui da sempre risiede la sovranità e il potere del re sui sudditi, del padre sui figli, dell'uomo sulla donna. Nella crisi del capitalismo occidentale e della sua efficienza, l'Impero ha prodotto quello che Agamben chiama uno stato di eccezione permanente. In questo spazio la biopolitica si trasforma in tanatopolitica, il potere di vita diventa potere di morte, la nuda vita diventa corpo sacrificabile.
In questo contesto e in quelle che sembrano, più che le manifestazioni, le rovine dell'Impero teorizzato da Negri e Hardt nel momento del suo apogeo, oggi minacciato da barbari che invadono dall'interno dello spazio politico, con i loro sistemi di senso di derivazione moderna e premoderna, è necessario non avere paura delle rovine e muoversi tra di esse. Mai come oggi è necessario proteggere quello spazio nomade rappresentato dalla libera relazione tra soggettività, tra alterità e svincolarlo dal contesto in cui queste nuove soggettività sono emerse negli anni novanta, ovvero il capitalismo immateriale e postfordista. E' necessario appunto definire e praticare un nuovo spazio per i flussi di uomini, di pensieri, di relazioni, disancorarle dai processi di produzione e riaffermarle nello spazio politico di una nuova polis, un continuo terzo spazio all'interno del quale fare dell'incontro e della costruzione dialogica e polifonica delle verità e delle realtà un nuovo progetto politico. E' qui che assume tutta la sua importanza il concetto di rete e di rizoma.
Nello spazio rizomatico, antigerarchico per definizione, le soggettività si incontrano, si relazionano, producono senso comune, creano continuamente la realtà che vivono, in un continuo divenire minore che restituisce il soggetto al soggetto, disancorandolo dalle pratiche di assoggettamento e disciplinamento della modernità e da quelle di costruzione di identità precarie e multiple delle forme del controllo postmoderno.
Parlare di percorsi anti-identitari, di divenire minore, non vuole dire negare l'individualità dei soggetti, ma mostrare il modo in cui l'identità stessa sia un continuo processo in divenire e che è questo divenire che deve essere salvaguardato, è questo continuo divenire dell'io, di realizzazione della propria diversità e della propria alterità uno spazio non sacrificabile. Io è un altro, diceva Rimbaud. E in modo ancora più significativo Io contengo moltitudini diceva Withman.
Il concetto di sacro viene spogliato dalle sue manifestazioni metastoriche e si incarna nella storia, è nel corpo dell'altro, nel volto irraggiungibile dell'altro (Levinas), nella cura verso un mondo che si autodistrugge, in una nuova cosmogonia capace di vedere nella terra un corpo vivo da proteggere e da curare (Lovelock). Più che di un nuovo postmodernismo può essere allora utile parlare, con tutte le cautele del caso, di un sincretismo postmoderno.
Lo spazio di cui parlo più che a un nuovo territorio, o a una nuova riterritorializzazione, somiglia ad una barca. La barca è infatti il luogo per eccellenza dei nomadi, che accomuna da sempre i mercanti e i pirati. Sulla barca salgono e scendono continuamente viaggiatori, la destinazione del viaggio viene modificata continuamente sulla base di chi va dove, la barca tocca porti, permette di entrare in contatto con mondi sempre diversi. I viaggiatori iniziano a confrontarsi, a costruire un senso comune, a delineare orizzonti comuni, destinazioni comuni. Il viaggio dei corpi nello spazio non solo permette di entrare sempre in contatto con l'alterità, ma produce continuamente nuova alterità e nuovi gruppi di significato, nuove alleanze e nuove costruzioni di senso. Viaggiare allora vuol dire essere qui, in questo momento, esperire il proprio corpo e la propria mente come un percorso piuttosto che come un dato di fatto immobile nel tempo. Il viaggio restituisce la temporalità al soggetto, e rende necessaria la difesa di questa temporalità da tutte le pratiche di definizione di un tempo biopolitico comune a tutti i corpi.
Sono necessari strumenti per difendere il viaggio come pratica dell'essere nel mondo.
C'è una piccola favola dello scrittore portoghese Saramago che simboleggia perfettamente questo discorso. In questa favola il protagonista chiede al re una barca per andare alla ricerca di un'isola sconosciuta. Il re rispose che tutte le isole erano state scoperte e che non c'era sulle mappe nessuna isola sconosciuta. Di fronte all'insistenza del viaggiatore il re fu costretto a concedergli una barca. Il viaggiatore partì e portò con sé alcuni compagni. Alla fine della storia l'isola sconosciuta iniziò ad esistere. Era appunto la barca stessa e i viaggiatori che portava con sé, che iniziava a viaggiare alla scoperta di se stessa.
brigante