Eklablog Tous les blogs
Editer l'article Suivre ce blog Administration + Créer mon blog
MENU

Publicité

Maffesoli e la postmodernità tribale

 

Individualista, razionalista e progressista: questi sono i tre aggettivi più spesso utilizzati per definire la modernità. Secondo il sociologo Michel Maffesoli, questa modernità è defunta: siamo entrati nel "tempo delle tribù" – titolo diagnosi del suo saggio più famoso, uscito nel 1988 – e questa tribalizzazione del mondo non è affatto una moda effimera venduta da una qualche multinazionale del divertimento. Essa indica in realtà il "ritorno alla normalità": le ideologie moderne, che credevano di poter ridurre la persona ad individuo calcolatore, il legame sociale a contratto razionale e la storia a progresso in marcia., sono state smentite dai fatti. Certo, la superficie mediale dei discorsi resta più o meno la stessa: ufficialmente, dunque, tutto va per il meglio nel migliore dei mondi, individualista, razionalista e progressista... Ma lo spessore degli avvenimenti, cioè la somma delle evidenze e degli indizi che costituiscono la trama della nostra via quotidiana, contraddice questa ideologia dominante. "Certo", nota Maffesoli, "si può starsene silenziosi su quel che disturba e non si capisce. Taluni lo fanno con successo, e spesso accademici, giornalisti e uomini politici preferiscono discutere o chiacchierare su argomenti scontati con idee totalmente preconcette. Resta il fatto che la realtà empirica è lì, inaggirabile, e lascia sbigottiti coloro che non hanno saputo cambiare idea per tempo".

Per comprendere la realtà della quale parla Michel Maffesoli, basta guardarsi attorno e porsi una semplice domanda: qual è il punto comune fra la Love Parade di Berlino (un milione di persone per le strade ogni anno), i rave parties clandestini delle nostre periferie e campagne, il funerale di Lady Di (quattro milioni di "pellegrini", 800 milioni di telespettatori), la moltiplicazione di sette e nuovi movimenti religiosi, la vittoria della nazionale francese di calcio nella finale della Coppa del mondo (il più grande raduno sugli Champs-Élysées dopo la liberazione di Parigi), il formarsi di villaggi privati che si occupano da soli della propria sicurezza, l'etnicizzazione dei quartieri nelle grandi città, la proliferazione delle credenze parallele (astrologia, divinazioni, saggezze orientali rimodellate), la disseminazione delle mode musicali e degli stili di abbigliamento, il ritorno alle comunità parallele nelle case occupate, i sistemi di scambio locale o le cooperative di agricoltura biologica, la ricorrente ribellione delle città e delle regioni contro le ultime vestigia dello Stato centralizzato? Tutti questi fenomeni rimandano ad un modello non moderno, arcaico, di socializzazione: il relazionale prevale sul razionale, l'affettivo sul cognitivo, il gruppo sull'individuo, l'immaginario sul calcolo, il locale sul globale. Sin dal suo primo saggio del 1976, dedicato a La logica del dominio, Michel Maffesoli si è prefisso di descrivere la persistenza di questo stare insieme, le sue forme eterne, i suoi legami discreti e le sue molteplici espressioni.

Una resistenza spontanea agli aberranti diktat dall'alto

Il primo principio della sociologia maffesoliana è l'autonomia del sociale, un'idea ereditata prima di tutto da Durkheim. Essa significa che la società non è una pasta molle modellabile a volontà, un aleatorio assemblaggio di individui destinato a essere "messo in forma" in maniera autoritaria da uno Stato onnipotente. Questo modello piramidale del potere è stato sviluppato dalla Chiesa prima di essere nazionalizzato dallo Stato assolutista, laicizzato dallo Stato giacobino e radicalizzato dallo Stato totalitario. Michel Maffesoli rileva, di passaggio, che "non è stata sottolineata abbastanza questa origine religiosa del totalitarismo. Il Gran Dio, che sia quello del monoteismo, o quello della provvidenza statale o dell'economia liberale, è un Moloch il quale chiede che si abdichi alla propria persona, corpo e spirito, per servirlo". Ma sotto forma di eresie o di dissidenze, di fronde o di rivolte, di ironia o di indifferenza, la società ha sempre espresso il rifiuto di un addomesticamento di questo tipo, condotto in nome dell'unico Dio o della Ragione suprema. In Maffesoli ricorre l'immagine della secessio plebis: la società offre una spontanea resistenza agli aberranti diktat venuti dall'alto e sa distinguere tra le riforme promulgate in suo nome. Quando viene posta di fronte a chi vuole darle ordini – l'autorità del mercato o della morale –, si mette in disparte, si ritrae o si ribella. Malmenate da due secoli a questa parte da ideologie del dominio che intendevano gestirle a modo loro, le società occidentali hanno quindi provocato, negli ultimi quattro decenni, un'inversione del movimento del bilanciere, di cui alcuni eventi "museificati" (il maggio 1968 o il maggio 1981, ad esempio) non sono stati altro che cristallizzazioni superficiali.

"Se le civiltà sono mortali, lo stare insieme sembra durare nel tempo": questa semplice legge permette di capire l'incessante andirivieni fra le forze istituenti e istituite. Sono le abitudini a fare e disfare le leggi, non il contrario. In che cosa consiste allora questa "potenza sotterranea" della società, ben più durevole dei poteri costituiti? Nel fatto che questa società, tale quale si svela attraverso la sua vita quotidiana (vale a dire la sua vita tout court), non ha niente a che vedere con l'immagine costruita dalle ideologie illuministiche: non è né una collezione di cittadini che si immedesimano nei princìpi astratti di una Repubblica né una somma di consumatori che calcolano i costi e i benefici delle proprie azioni. Questo vecchio modello meccanicistico ignora la realtà organica del legame sociale: gli individui isolati esistono soltanto nelle teorie. La vita reale è un movimento permanente di attrazione e repulsione, contagio e fusione, empatia e prossemia, simbiosi e metamorfosi: l'individuo non soltanto eredita e trasmette appartenenze collettive che gli preesistono, ma si impegna a sua volta in comunità elettive che forgiano la sua esperienza del mondo. Nasce allora la persona (parola che in latino ha il significato di "maschera"), che si riveste delle molteplici identità che definiscono l'esuberanza della vita sociale, la diversità del mondo e il politeismo dei valori. Questa "ombra di Dioniso", planando sempre sull'universo razionalizzato e reso in superficie asettico ella modernità, preserva la dimensione orgiastica, festiva e intempestiva del genius loci, l'antico genio dei luoghi che è anche genio dei legami. Al "fantasma dell'Uno" che anima tutti gli amministratori autoproclamati della società e del destino rispondono le "fantasie pagane" dei recalcitranti membri della società. Cosa che ovviamente è desolante per "l'incorreggibile moralismo che, nelle più svariate declinazioni, serve da humus alla produzione intellettuale; nella versione ecclesiastica o in quella laica, il chierico ha sempre preteso di essere l'interprete di un dover essere". Quando il popolo pensa male, il chierico vuole cambiare popolo; e quando le tribù si dedicano un po' troppo al culto della vita improduttiva o delle idee devianti, sogna di rimetterlo in fretta sulla strada giusta...

Se la morale del dover essere è stata e rimane una delle ossessioni del pensiero moderno, le società postmoderne si organizzano sempre più spesso attorno all'estetica. Ne sono testimonianza il culto del corpo e la cura della natura, il successo dello sport e la ricerca dei divertimenti, l'importanza della moda e la preponderanza delle immagini, la messinscena della sensibilità e il primato dell'emotività, il gusto degli exploits e il piacere dei viaggi. Al predominio della regola che impone un'identità e un comportamento fa dunque seguito la prevalenza dello stile che consente un'identificazione e una partecipazione. Questo fenomeno articolato attorno al desiderio e al piacere non si riduce allo svaccamento edonistico di una generazione ricca che non ha conosciuto la guerra, come spesso la critica reazionaria deplora: "Lo stile della vita", sottolinea Maffesoli, "non è una cosa oziosa, perché è proprio quel che determina il rapporto con gi altri: dalla semplice socievolezza (cortesia, rituali, galateo, prossimità...) alla più complessa socialità (memoria collettiva, simbologia, immaginario sociale)".

Le tribù postmoderne non hanno certamente tutte una immagine positiva, soprattutto da quando i media, i mercati o i ministeri della cultura hanno ben pensato di strumentalizzarne alcune a proprio vantaggio e tentano, con un ultimo riflesso moderno, di ergere queste false norme in norme vere. Quel che più conta, il fenomeno della tribalizzazione non sempre esclude la massificazione, alla quale lo si vorrebbe contrapporre: "Comunità e masse", insiste anzi Michel Maffesoli, "esistono solo quando condividono immagini, stili, forme proprie". Effimere o durature, spregevoli o ammirevoli, discrete o assordanti, isolate o immense, queste identità collettive emergenti partecipano, per la maggior parte, ad una RELIANCE estetica fondata sul gusto, sulla passione, sulla forma, sull'apparenza, sull'ammirazione. E sul sacrificio dell'individuo al gruppo. Questa estetica suscita infatti a sua volta un'etica, cioè "una morale "senza obblighi né sanzioni"; senza alcun altro obbligo all'infuori di quello di aggregarsi, di essere membro del corpo collettivo, senza altra sanzione all'infuori di quella di essere escluso se cessa l'interesse (inter-esse) che mi collega al gruppo". Un simile insieme di valori e attitudini condivisi non ha ovviamente nulla a che vedere con la "morale" nel senso in cui la intendeva la modernità: "La morale è universale, applicabile in ogni luogo e in ogni tempo; l'etica invece è particolare, talvolta momentanea; fonda una comunità e viene elaborata a partire da un determinato territorio, reale o simbolico che sia". Questo potente desiderio di inventarsi riti e miti per conferire all'esistenza un senso che vada al di là della chiusura individuale non ha niente a che vedere con la "decadenza": è inscritto da sempre nelle strutture antropologiche del nostro immaginario – un concetto che Michel Maffesoli ha preso a prestito dal maestro ed amico Gilbert Durand.

La vita come gioco: un'accettazione del mondo così com'è

Questa riconfigurazione del mondo appare ai moderni come la "fine della storia": è un ritorno al "tempo immobile" degli Antichi, quell'istante eterno che Michel Maffesoli descrive nel suo saggio più recente, intitolato appunto L'instant éternel (Denoël, Paris 2000). "In contrasto con un tempo lineare e progressivo che diventa rapidamente omogeneo ed esteriore, il tempo vissuto socialmente e individualmente è quello della ripetizione, della circolarità". Ne è testimonianza la catastrofe dell'idea di progresso, che esigeva che il presente fosse interpretato esclusivamente alla luce di un futuro concepito come "miglioramento" o "ottimizzazione": queste belle promesse, sempre tradite, non fanno più sognare. Gli uomini, incapaci di credere nell'avvenire e spesso privati del ricordo del passato, vogliono ormai vivere nel presente, accettare "il gioco del mondo, o il mondo come gioco". Maffesoli fa notare che "la vita come gioco è una sorta di accettazione del mondo così com'è. Cioè anche di un mondo marchiato dal sigillo dell'effimero. È tipico del destino, non dimentichiamolo, integrare e vivere l'idea della morte imminente, dell'incompiutezza e della precarietà di chiunque e di qualunque cosa". Sebbene la parola sia bandita dalle officine mediali del divertimento e dalle università statali del decerebramento, è proprio il tragico ad essere di nuovo in opera: lo spirito del tempo ha abbandonato i piani della Provvidenza per ascoltare le muse del destino. Ne risulta a volte una tensione sorda, rivelata qui o là da esplosioni di violenza. Perché anche se si sono affrancate dalle antiche forme del potere, che ormai galleggiano come tante conchiglie vuote sull'attualità, le tribù della tarda modernità non per questo hanno eliminato il potere. E le più affermative fra le comunità emergenti pensano già di sottrarlo agli ultimi gestori del naufragio moderno...

Publicité
Retour à l'accueil
Partager cet article
Repost0
Pour être informé des derniers articles, inscrivez vous :
Commenter cet article