UN NUOVO CICLO EUROPEO
franco berardi
La lotta dei precari cognitivi francesi può essere l'inizio di un nuovo
ciclo politico e culturale in Europa. Hanno occupato le scuole con la
consapevolezza di essere insieme studenti, lavoratori cognitivi e
precari
del ciclo fluido del capitale ricombinante. E questo rappresenta un
fatto
nuovo, che non si era mai manifestato, con questa chiarezza, nelle
lotte
studentesche precedenti.
Sia ben chiaro: i precari cognitivi francesi pongono una questione che
è
direttamente europea, anche se è vero, come dice Villepine, che il CPE
è
molto meglio dei regolamenti schiavistici che governano altri paesi,
prima
di tutto l'Italia. La legge Biagi e il pacchetto Treu sono cento volte
peggiori del CPE che gli studenti francesi stanno combattendo.
Perciò è chiaro che se loro vincono la questione si porrà
immediatamente in
ogni paese europeo.
Se gli studenti francesi riusciranno a battere il CPE questo non
significherà certo che avranno sconfitto la precarietà, vorrà dire
soltanto
che avranno respinto la formalizzazione giuridica della
precarizzazione. E
quindi avranno aperto una fase nuova nella storia sociale europea. Una
fase
di lotta e di invenzione sociale che oltre lo schiavismo liberista
permetta
di formulare nuove regole, nuovi criteri di regolazione del rapporto
lavoro
capitale.
CUORE NERO
La precarietà non è un elemento particolare della relazione produttiva
ma
il cuore nero del processo di produzione capitalistico nella sfera
della
rete globale in cui circola un flusso continuo di info-lavoro
frattalizzato
e ricombinante. La precarietà è l'elemento trasformatore dell'intero
ciclo
di produzione. Nessuno rimane al riparo. Il salario deilavoratori a
tempo
indeterminato è colpito, ridotto, taglieggiato, la vita di tutti è
minacciata dalla precarizzazione.
L'info-lavoro digitalizzato può essere frammentato in forma frattale
così
da essere ricombinato in una sede separata da quella in cui il lavoro
viene
erogato.
Dal punto di vista della valorizzazione di capitale il flusso è
continuo,
ma dal punto di vista dell'esistenza e del tempo vissuto dei lavoratori
cognitivi la prestazione di lavoro ha carattere di frammentarietà
ricombinabile in forma cellulare. Cellule pulsanti di lavoro si
accendono e
si spengono nel grande quadro di controllo della produzione globale.
L'info-lavoro è precarizzato non per una contingente malvagità del
padronato ma per la semplice ragione che l'erogazione di tempo può
essere
scollegata dalla persona fisica e giuridica del lavoratore, oceano di
cellule valorizzanti convocate cellularmente e ricombinate dalla
soggettività del capitale.
REDDITO DI ESISTENZA O SCHIAVISMO
Per questo occorre riconcettualizzare il rapporto tra capitale
ricombinante
e lavoro cognitivo, e occorre dotarsi di un nuovo quadro di
riferimento.
Dato che è diventata impossibile una contrattazione del costo del
lavoro
fondata sulla persona giuridica, dato che la prestazione di tempo
produttivo astratto è scollegata dalla persona individuale del
lavoratore,
la forma tradizionale del salario è fuori corso, non garantisce più
niente.
Tanto è vero che la retribuzione del lavoro dipendente tende
costantemente
ad abbassarsi e tendono a ricostituirsi tutte le condizioni del lavoro
schiavistico.
E' vero che aumentano i posti di lavoro, ma diminuisce il monte salari
complessivo.
Ma la disoccupazione è molto meglio dello schiavismo. E questo lo hanno
capito i ribelli del marzo francese, che rifiutano il ricatto
padronale: se
volete lavoro accettate lo schiavismo.
La lotta dei precari francesi mette all'ordine del giorno il problema
del
salario come problema politico globale, e reclama a gran voce una nuova
forma: il reddito d'esistenza scollegato dal lavoro.
Il reddito di esistenza non può più essere considerato una parola
d'ordine
estremista. E' la sola possibilità di sfuggire alla costituzione di un
regime schiavistico generalizzato del rapporto di lavoro.
Naturalmente non sarà mai possibile parlare di reddito di esistenza fin
quando i criteri di governo della società rimangono vincolati al quadro
concettuale dell'economia di crescita, ovverosia al predominio
dell'accumulazione rispetto agli interessi sociali. I vincoli della
crescita e della competitività che vengono spacciati come leggi
naturali
dal pensiero dogmatico liberista (e accettati come tali dalla sinistra
incapace di pensiero autonomo non dogmatico) sono in realtà regole
stabilite in base a un rapporto di forze che le tecnologie digitali
hanno
sbilanciato a favore del capitale attraverso la deterritorializzazione
del
lavoro.
LE REGOLE E LA FORZA
Le regole non sono immutabili, e non c'è nessuna regola che imponga di
rispettare le regole.
Questo la sinistra legalitaria non lo ha mai capito. Ferma all'idea che
bisogna rispettare le regole non ha saputo reggere il confronto sul
nuovo
terreno inaugurato dalle tecnologie digitali e dalla globalizzazione
del
ciclo del'info-lavoro.
La destra lo ha capito benissimo e ha sovvertito le regole che erano
state
stabilite in un secolo di storia sindacale.
Nel modo di produzione industriale classico la regola si fondava su un
rapporto rigido tra lavoro capitale, e sulla possibilità di determinare
il
valore di una merce in base al tempo di lavoro socialmente necessario.
Ma
nella forma ricombinante del capitale basato sullo sfruttamento
dell'info-lavoro fluido, non esiste più alcun rapporto deterministico
tra
tempo di lavoro e valore.
Non dobbiamo restaurare le regole che la destra ha violato, dobbiamo
inventare regole nuove adeguate alla forma fluida del rapporto lavoro
capitale, che non conosce più alcun determinismo quantitativo
tempo-valore,
e quindi non conosce più alcuna costante necessaria nei rapporti fra
grandezze economiche.
INSURREZIONE CULTURALE IN EUROPA
Dopo le elezioni in Italia dovrà aprirsi un processo di insurrezione
culturale generalizzata contro la forma precarizzata dell'esistenza.
Cacciare la destra servirà solo a togliere lo strumento del potere
politico
dalle mani di gente pericolosa, ma la battaglia inizierà dopo, e
dobbiamo
riuscire a metterla sotto il segno del reddito d'esistenza scollegato
dal
processo fluido di prestazione cellulare ricombinante.
La lotta degli studenti francesi può avere un effetto di rilancio del
processo europeo. Il NO francese al referendum sulla carta
costituzionale
europea era motivato essenzialmente dal rifiuto della precarizzazione e
della svalutazione del salario.
Oggi vediamo la faccia propositiva di quel NO.
Il processo europeo non può essere governato dagli interessi del
capitale,
protezionista o globalista che sia. Solo il lavoro, nel suo processo di
ricomposizione sociale può funzionare come fonte del diritto e della
cultura europea.
Questa è un'altra lezione del marzo francese.